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Appuntamento domenica 3 novembre. All’iniziativa, realizzata da un gruppo di cittadini appassionati di fotografia e supportata dall’assessorato alle Politiche ambientali del Comune, parteciperà anche l’associazione Vivere Impresa No-Profit

 

Anche l’associazione “Vivere Impresa No-Profit” parteciperà all’iniziativa di pulizia straordinaria della Villa Doria-Pamphili ad Albano Laziale, che si svolgerà domenica 3 novembre dalle ore 9 alle ore 11. L’iniziativa ha l’appoggio concreto dell’assessorato alle Politiche ambientali del Comune di Albano Laziale, che metterà a disposizione i sacchi per la raccolta differenziata. L’attività dei volontari finalizzata ad un percorso di recupero e salvaguardia del parco pubblico verrà documentata con un progetto video e fotografico.

L’evento, che rientra in un progetto più ampio che continuerà ogni domenica di novembre (10, 17 e 24) e che si ripeterà a dicembre (1, 15 e 22) e gennaio (12, 19 e 26), è stata messa in atto da un gruppo di cittadini di Albano Laziale appassionato di fotografia, che ha deciso di condividere anche il senso civico a favore della città.

“Speriamo in una massiccia partecipazione dei cittadini – spiega Mario Pepe, fotografo e portavoce del gruppo –. La nostra iniziativa è nata dopo un’attenta riflessione sul fatto che viviamo ogni giorno una realtà in cui siamo sempre più distratti e frettolosi. Non ci rendiamo conto di non rispettare l'ambiente e la natura che ci circondano. Il nostro scopo principale è quello di effettuare un'operazione di senso civico a cui ci piacerebbe che partecipassero in tanti. Fedeli alla passione che ci accomuna, documenteremo l’attività di pulizia un progetto video e fotografico”.

“La nostra associazione è da sempre in prima linea per la valorizzazione del territorio e la salvaguardia dell’ambiente – commenta Barbara Sarrecchia, presidente di Vivere Impresa No-Profit –. E vogliamo farlo partendo proprio dal nostro territorio, difendendo il nostro futuro e quello dei nostri figli. Villa Doria rappresenta uno dei più vasti parchi pubblici dei Colli Albani ed è nostro dovere partecipare al percorso di recupero salvaguardandolo dal degrado”.

 
 
Albano Laziale, 31 ottobre 2019
 

 


Il presidente Barbara Sarrecchia è lusingata che alcune Istituzioni del territorio utilizzino per la propria attività sociale il nome del progetto ideato dall’associazione no profit di Albano Laziale nel 2017

 

Albano Laziale, 19 luglio 2019 – “Siamo lusingati che le Istituzioni del territorio utilizzino il nome del nostro progetto “Ricomincio da me” nell’ambito di attività di carattere sociale a favore dei cittadini dei Castelli Romani”. Lo ha affermato Barbara Sarrecchia, presidente di Vivere Impresa, l’associazione no profit di Albano Laziale, che nel 2017 ha ideato e lanciato il progetto “Ricomincio da me” a favore di donne che vogliono rimettersi in gioco dal punto di vista personale e professionale dopo aver attraversato periodi difficili per motivi familiari o lavorativi.

“Volevamo dare alle donne che hanno creduto in noi la possibilità di rimettersi in gioco – afferma Barbara Sarrecchia – e devo dire con piacere che ci siamo riusciti. Lo scopo del corso è quello di far ritrovare alle partecipanti la fiducia in se stesse per affrontare qualsiasi sfida esterna, attraverso il confronto con le altre donne ed il feedback della psicologa conduttrice. Non era affatto scontato che il progetto avrebbe avuto successo, ma abbiamo rischiato ed abbiamo vinto. Ne sono lieta perché le donne consapevoli dei propri valori rappresentano una risorsa importante per il nostro territorio”.

Per questo motivo, Vivere Impresa ha realizzato una seconda edizione nel 2018 ed ha in programma la terza, quest’anno dedicata a professioniste ed imprenditrici, che partirà il prossimo settembre (giovedì 12, 19 e 26). L’appuntamento sarà dalle ore 18,30 alle ore 20 ad Albano Laziale. A condurre gli incontri sarà Daniela Olivieri, psicologa psicoterapeuta, membro del Consiglio direttivo di Vivere Impresa. Per informazioni ed iscrizioni scrivere a .

 

 


Si svolgerà il 27 giugno, presso il Museo Diocesano di Albano, un evento organizzato da “Vivere Impresa No Profit” per offrire un approccio a forme di investimento nel campo dell’arte. Verrà inaugurata la mostra “Arti in movimento” di Luca Battistoni

 

Albano Laziale, 18 giugno 2019 - “Il Valore dell’Arte” è il titolo del convegno organizzato dall’associazione Vivere Impresa No Profit, che si svolgerà giovedì 27 giugno (ore 18-20) presso il Museo Diocesano di Albano Laziale, in via Alcide De Gasperi 37.

L’evento, patrocinato dal Comune di Albano Laziale e dallo stesso Museo Diocesano, intende offrire un primo approccio a forme di investimento nel campo dell’arte non solo attraverso l’analisi degli aspetti fiscali e legali, ma anche con l’illustrazione del mercato dell’arte, del funzionamento di un’asta e della valutazione di un bene.

Porteranno i loro saluti Roberto Libera, direttore del Museo Diocesano di Albano Laziale, e Barbara Sarrecchia, presidente di “Vivere Impresa No-profit”.

Seguiranno gli interventi di Vanessa Carioggia, Titolare “Casa d’Aste Sant’Agostino” di Torino, “Uno sguardo sul mercato dell’arte”; Cristina Nasini, Avvocato, “Strumenti di valutazione per le opere d’arte: perizia ed expertise”; Anna Laura Cavalsassi, Avvocato, “Opere d’arte: diritto di autentica e finanza”; Simone Infantino, Dottore commercialista, “Arte come investimento: aspetti contabili e fiscali”; Mirko Corsi, presidente dell’Associazione inSEGNIamo, “Arte come linguaggio”.

All’evento parteciperà anche l’architetto e scultore Luca Battistoni, che presenterà e inaugurerà la sua mostra “Arti in movimento”.

La serata si concluderà con un aperitivo.

 

Per partecipare gratuitamente all’evento inviare una email a .

 


Quest’anno il progetto di Vivere Impresa No Profit è dedicato alle professioniste. Gli incontri si terranno giovedì 12, 19 e 26 settembre ad Albano Laziale dalle ore 18.30 alle ore 20

 

Albano Laziale, 17 giugno 2019 – Sei una lavoratrice autonoma e vorresti dare un nuovo slancio al tuo lavoro? Senti aria di cambiamento, ma non sai da dove iniziare? Insieme a noi potrai far luce sulle tue aspirazioni e ricominciare da Te per un percorso lavorativo più soddisfacente ed in linea con le tue aspirazioni e i tuoi desideri. 

Dopo due edizioni di grande successo, l’associazione “Vivere Impresa No-Profit” presenta infatti la terza edizione del progetto “Ricomincio da Me”, che sostiene le donne che vogliono rimettersi in gioco e che quest’anno è dedicato alle professioniste.

Il corso sarà caratterizzato da tre incontri: giovedì 12, 19 e 26 settembre 2019 dalle ore 18,30 alle ore 20,00 ad Albano Laziale. A condurre gli incontri sarà la Dott.ssa Daniela Olivieri, psicologa psicoterapeuta, membro del Consiglio direttivo di Vivere Impresa.

Per informazioni ed iscrizione scrivere a .


È stato istituito nei giorni scorsi per rispondere ai quesiti di soggetti residenti e non residenti sugli effetti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea

 

Mentre la Brexit viene rinviata al prossimo 31 ottobre, scongiurando il “no deal”, la catastrofica uscita senza accordo del Regno Unito dall’Unione Europea - che altrimenti sarebbe scattato automaticamente oggi 12 aprile - l’Agenzia delle Entrate, diretta da Antonino Maggiore, dà vita ad un punto di assistenza dedicato a coloro che potrebbero essere direttamente coinvolti in base alla loro attività professionale e imprenditoriale.

Con una circolare datata 10 aprile, infatti, nell’ambito del Settore Internazionale della Divisione Contribuenti dell’Agenzia, è stato istituito il Punto di assistenza “Info Brexit” dedicato a rispondere ai quesiti di soggetti residenti e non residenti, concernenti gli effetti dell’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito, su fattispecie che richiedono l’applicazione di norme e regolamenti in materia di imposte dirette e indirette di competenza dell’Agenzia.

In base al provvedimento di istruzione del punto di assistenza si è stabilito che alle risposte fornite ai quesiti non si debbano applicare le disposizioni vigenti in materia di interpello del contribuente. I quesiti possono essere inoltrati tramite la casella di posta elettronica .

Il 29 marzo 2017, come noto, il governo del Regno Unito ha attivato il meccanismo di ritiro previsto dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, in seguito al referendum del 23 giugno 2016. L’attivazione della procedura ha comportato ufficialmente l’avvio dei negoziati per concordare i termini dell’uscita formale del Regno Unito dall’Unione europea, inizialmente prevista per il 29 marzo 2019 e da ultimo posticipata al 12 aprile.

Con l’ennesimo rinvio al 31 ottobre, le modalità e la tempistica della fuoriuscita del Regno Unito dalla Unione europea non risultano ancora definite. Secondo le comunicazioni della Commissione europea, quindi, le parti interessate e le Autorità nazionali ed europee devono principalmente prepararsi a due circostanze: la ratifica dell’accordo di recesso oppure il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea senza alcun accordo, il temutissimo “no deal”.

“Appare dunque opportuno – si legge nella circolare dell’Agenzia delle Entrate – garantire un punto di assistenza dedicato ai soggetti residenti e non residenti sui possibili effetti della Brexit, con specifico riferimento a fattispecie che concernono l’applicazione di norme e regolamenti in materia di imposte dirette e indirette di competenza dell’Agenzia. A tal fine, è stato istituito il Punto di assistenza “Info Brexit” a cui inviare i quesiti dei soggetti interessati”.

12 aprile 2019


Secondo il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere a Anpal, presentato il 27 marzo a Roma, è difficile trovare personale in un caso su quattro. Cresce la domanda di profili professionali più qualificati e di competenze digitali e green

 

Insegnanti di lingue, analisti e progettisti di software, specialisti di saldatura elettrica, agenti assicurativi, elettrotecnici: sono queste le professioni più difficili da trovare per le imprese dell’industria e dei servizi secondo il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere a Anpal, presentato il 27 marzo a Roma. Il documento, infatti, mette in evidenza il problematico incontro tra la domanda di lavoro espressa dalle imprese e l’offerta insufficiente presente sul mercato. Si tratta di “un disallineamento che – secondo il Rapporto – ha riguardato nel 2018 il 26% degli oltre 4,5 milioni di contratti di lavoro che il sistema produttivo aveva intenzione di stipulare, 5 punti percentuali in più del 2017”. 

Si fatica a trovare addetti soprattutto al Nord, dove il mercato del lavoro è più competitivo ed efficiente. Ma anche al Sud, dove i tassi di disoccupazione sono più che doppi rispetto alle regioni settentrionali, le difficoltà di reperimento riguardano comunque circa un lavoratore su cinque. Pe per alcuni gruppi professionali sono addirittura maggiori nel Mezzogiorno che in altre zone del Paese.

I problemi sussistono soprattutto per i giovani perché la difficoltà media di reperimento (26%) sale nel caso degli under 30. “Del milione e 267mila contratti per i quali le imprese sono preferibilmente orientate verso gli under 30 – continua il Rapporto –, il 28% è ritenuto non facile da trovare, con punte del 62% per gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche; del 45% per i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione; del 43% per gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche”.

Difficili da trovare sono soprattutto i profili altamente specializzati e gli operai specializzati. Più si sale lungo la piramide degli inquadramenti, infatti, maggiore è la difficoltà di trovare in tempi rapidi profili che soddisfino i requisiti delle imprese. E così tra dirigenti, professionisti intellettuali, scientifici, con elevata specializzazione e profili tecnici la quota percentuale di difficile reperimento è sopra la media ed oscilla tra il 50 e il 37,5 per cento.

Per il 2018, le imprese dell’industria e dei servizi hanno programmato circa 4.554.000 entrate, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Maggiore anche la richiesta di una esperienza lavorativa pregressa e la tendenza all’incremento della richiesta di profili professionali maggiormente qualificati. Il Rapporto Excelsior evidenzia infatti un aumento del fabbisogno di dirigenti, specialisti e tecnici (1,5%), con una diminuzione della quota di ingressi destinati alle professioni non qualificate (-3%).

Infine, sempre più importante resta il possesso di competenze legate al mondo del digitale e in materia di ecosostenibilità. L’utilizzo del digitale e di linguaggi e metodi matematici e informatici è un fattore essenziale per più di un’assunzione su due, mentre è particolarmente alta la quota di figure per cui è stata indicata come necessaria l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale. Questa indicazione si riferisce a quasi l‘80% delle entrate programmate, con una scarsa variabilità tra i grandi gruppi professionali.

 

27 marzo 2019 


Una ricerca promossa dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e realizzata dal Centro Studi e Ricerche IDOS sul fenomeno delle migrazioni qualificate conferma che all'interno dell’Ue esistono carenze di forza lavoro in settori chiave come le scienze, la tecnologia, l'ingegneria e la sanità 

 

All’interno dell’Unione europea esistono carenze di forza lavoro in settori chiave come le scienze, la tecnologia, l’ingegneria, la sanità. Entro il 2020 saranno quasi oltre 750mila le figure professionali altamente qualificate nelle telecomunicazioni e circa 1 milione nel settore sanitario tra dottori, infermieri, dentisti, ostetriche e farmacisti che mancheranno all’appello. Ma questo deficit non potrà essere colmato dagli attuali 12 milioni di disoccupati presenti nella Ue perché oltre la metà di loro possiede un basso livello di competenze che ne rende difficile il ricollocamento.

A lanciare l’allarme è il rapporto “L’Europa dei talenti”, presentato a Roma nei giorni scorsi, promosso dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS. Nella ricerca viene analizzato il fenomeno delle migrazioni qualificate, di cui vengono prese in esame le potenzialità e gli aspetti critici. “In un’Europa che invecchia progressivamente, in assenza di immigrazione – si legge nel report –, la forza lavoro diminuirà di 17,5 milioni nel prossimo decennio, in larga misura in Italia, e già oggi si riscontrano 3,8 milioni di posti vacanti a causa delle carenze in settori chiave come le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la sanità, mentre gli attuali 12 milioni disoccupati per oltre la metà hanno un basso livello di competenze”.

Eppure, il mercato del lavoro UE stenta ad utilizzare a pieno il talento degli stessi immigrati già presenti e poco funzionale risulta lo strumento della Carta blu UE, che nel 2017 ha contato appena 24.305 rilasci (di cui solo 301 in Italia). Anche se, secondo la Commissione Europea, l’immigrazione altamente qualificata potrebbe assicurare fino a 6 miliardi di euro di vantaggio economico annuale.

Secondo il rapporto, all’inizio del 2017 sono 16,9 milioni i cittadini comunitari attivi in un altro Stato membro, oltre a 2 milioni di frontalieri (sia lavoratori che studenti). Tra di essi, 3,6 milioni sono lavoratori mediamente qualificati e quasi 3 milioni altamente qualificati (numero quasi triplicato rispetto al 2004). Un terzo è inserito in settori altamente qualificati come la sanità (11,0%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (12,0%), l’istruzione (10,6%).

Il fenomeno dell’aumento delle occupazioni non o poco qualificate tra gli altamente qualificati comunitari attesta un processo di crescente sottoutilizzo (brain waste) di questi giovani migranti, connesso con le difficoltà economiche che coinvolgono quasi un’intera generazione alle prese con la disoccupazione diffusa, la crescente instabilità lavorativa, un costo della vita relativamente più alto rispetto al salario. È significativo, quindi, che i due terzi degli studenti internazionali non-UE, una volta laureati, preferiscono insediarsi in un paese non europeo.

In Italia, si legge nel report, la situazione è ancora meno soddisfacente per il basso tasso di occupazione (10 punti percentuali e 3,8 milioni di occupati in meno rispetto alla media UE-15). Notevoli sono le carenze in alcuni comparti ad alta qualificazione (sanità, istruzione e pubblica amministrazione). In particolare, dei 2.423.000 occupati stranieri rilevati dall’Istat nel 2017, quasi 2 su 3 (62,8%) svolgono professioni non qualificate o operaie e solo 1 su 14 (7,2%) fa lavori qualificati, risultando più spesso sovraistruiti (nel 35,5% dei casi gli immigrati svolgono mansioni al di sotto del loro livello di formazione). Continuano tuttora a essere limitati gli spazi offerti ai lavoratori qualificati non comunitari (5.000 nel 2017).

Secondo l’Ocse, l’Italia è l’ottavo paese del mondo per numero di emigrati. L’Aire attesta che nel 2017 gli italiani residenti all’estero (oltre 5.114.000, di cui quasi 2.657.000 per espatrio) sono in aumento. I cancellati alle anagrafi sono stati 114.000 nel 2017 (120.000 secondo le prime stime dell’Istat per il 2018), da maggiorare per un coefficiente di 2,5/3 volte se, come ha fatto Idos, si tiene conto delle registrazioni effettuate nei paesi europei di arrivo. Si tratterebbe, insomma, dello stesso livello di espatri degli anni ’60, con la differenza che ora a lasciare l’Italia sono molti laureati: erano appena 3.500 nel 2002 e sono diventati 28.000 nel 2017, per un totale di 193.000 laureati e 258.000 diplomati in sedici anni.

Proiettando queste incidenze sulla stima degli italiani effettivi che lasciano il paese, si può affermare che nella fase attuale l’Italia ha perso nel 2017 tra i 90mila e i 108mila connazionali altamente qualificati e che tra il 2002 e il 2017 sono stati circa mezzo milione i laureati che sono andati a cercare fortuna all’estero, di cui almeno un terzo non è più rimpatriato.

18 marzo 2019 


L’associazione no profit di Albano Laziale sostiene l’iniziativa e la coraggiosa presa di posizione della sedicenne svedese Greta Thunberg per sollecitare i governi ad agire contro il surriscaldamento climatico

 

Anche l’associazione Vivere Impresa no profit sostiene l’iniziativa dello sciopero globale per il clima che si svolge oggi venerdì 15 marzo quando, in oltre 1300 diverse località di tutto il mondo, milioni di ragazzi scenderanno in piazza per sollecitare i governi ad agire contro il surriscaldamento climatico.

“Anche la nostra associazione – afferma il suo presidente Barbara Sarrecchia – è in prima linea per sensibilizzare i ragazzi ad uno sviluppo sostenibile. Si tratta di una grande manifestazione per la salvaguardia del futuro, una giornata di sensibilizzazione per chiedere ai governi di tutto il mondo di ridurre concretamente le emissioni di CO2 e di salvare il pianeta”.

È solo di pochi giorni fa, infatti, l'allarme lanciato dall'Onu nel Global Environment Outlook (GEO), il rapporto sullo stato del pianeta, da cui è emerso che un quarto delle morti premature e delle malattie nel mondo è collegato all'inquinamento provocato dall'uomo. Le emissioni collegate all'inquinamento atmosferico e ai prodotti chimici, che hanno contaminato l'acqua potabile, mettono infatti a rischio l'ecosistema che garantisce la sopravvivenza di miliardi di persone. Un problema che ha conseguenze anche sull'economia globale.

L'analisi dell'Onu GEO è stata realizzata grazie al contributo di 250 scienziati in 70 Paesi con un lavoro che è durato sei anni.  I ricercatori hanno messo in evidenza il divario fra paesi ricchi e poveri: l’eccesso di consumi, i prodotti inquinanti e lo spreco al Nord del mondo portano fame, povertà e malattie al Sud. Mentre le emissioni di gas serra, aumentando il cambiamento climatico con siccità o tempeste, rischiano di danneggiare ulteriormente le vite di miliardi di persone.

“Vivere Impresa, che da sempre si dedica alla valorizzazione e alla salvaguardia del territorio, non poteva non appoggiare questa iniziativa – conclude Barbara Sarrecchia –, che porta in tutte le città del mondo la coraggiosa presa di posizione della sedicenne Greta Thunberg, la giovane attivista svedese diventata un simbolo e un esempio per un’intera generazione, indicata per il Nobel per la Pace da un gruppo di deputati socialisti norvegesi. Soprattutto noi adulti dovremmo essere pronti a modificare le nostre abitudini quotidiane per accrescere nei ragazzi un forte senso civico”.

14 marzo 2019


Il report Cerved “Fallimenti, procedure e chiusure di imprese” certifica una diminuzione del 7% rispetto all’anno precedente. Forte frenata di industria e costruzioni. Va meglio per le società di persone, il settore immobiliare e il Nord-Est

 

Nel 2018 il numero dei fallimenti si attesta a 11.227, il 7% in meno rispetto all’anno precedente e al di sotto dei livelli del 2011. Lo certifica l’ultimo report Cerved “Fallimenti, procedure e chiusure di imprese”, che evidenzia come nel 2018 è proseguito, per il quarto anno consecutivo, il calo dei fallimenti. Si tratta di una tendenza che ha riguardato tutta l’economia e ampie aree della Penisola, anche se il miglioramento sta perdendo slancio nelle costruzioni e nell’industria dove il comparto moda segna addirittura +8,3%.

Il report, che fa una analisi in base a forma giuridica, settore e area geografica, evidenzia che nel quarto trimestre 2018 sono fallite 3.029 aziende, in calo del 7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con questo dato, il numero di fallimenti del 2018 si attesta a 11.227, il 7% in meno rispetto al 2017. La serie storica evidenzia un miglioramento che dura dal 2015, dopo che nel 2014 i fallimenti avevano toccato un massimo a quota 15.694.

La riduzione dei fallimenti, si legge nel Report, ha riguardato tutte le forme giuridiche. Il calo è di maggiore entità tra le società di persone, dalle 1.348 del 2017 alle 1.162 del 2018 (-13,8%), e tra le imprese organizzate come ditte individuali o in altre forme (da 1.755 a 1.579, -10%). Si riduce meno rapidamente il numero di fallimenti di società di capitali, passato da 8.966 a 8.486 tra 2017 e 2018, la forma giuridica in cui si concentra il maggior numero di procedure fallimentari e che aveva fatto registrare cali più rapidi negli anni precedenti.

Nel 2018 i fallimenti sono risultati in diminuzione in tutta l’economia. Gli andamenti più positivi si registrano nei servizi dove, nel 2018, sono infatti fallite 6.099 imprese, l’8% in meno rispetto al 2017, con un’accelerazione rispetto al calo dell’anno precedente. I dati indicano che il miglioramento ha riguardato i primi settori del terziario per numero di procedure, con diminuzioni particolarmente consistenti nella distribuzione (-11,6%) e nell’immobiliare (-12,4%); di minore entità nei servizi non finanziari (-2,1%). Significativa anche la discesa del 5% nel campo della logistica e dei trasporti.

Risultano invece in netta frenata i fallimenti nelle costruzioni e nell’industria. Nell’edilizia si passa, tra 2017 e 2018, da 2.398 imprese fallite a 2.250 (-6,2% contro -16,4% dell’anno precedente), nell’industria da 1.658 a 1.609 (-3% contro il -18,6% del 2017). Nell’ambito dell’industria, da segnalare il ritorno alla crescita dei fallimenti nel comparto moda (+8,3%) dopo una forte discesa nel 2017 (-27%) e in quello della lavorazione dei metalli (+10,6% nel 2018 rispetto al -26% del 2017).

Dal punto di vista geografico, i fallimenti si sono ridotti in tutta la Penisola, ma con intensità diverse. Continua a ritmi marcati il miglioramento nel Nord-Est, dove si passa dai 2.266 fallimenti del 2017 ai 1905 del 2018 (-16% contro il -12,2% del 2017). I cali più significativi si registrano in Friuli-Venezia Giulia (-19%), Emilia-Romagna (-18,5%) e Veneto (-13%); più contenuto il dato osservato in Trentino Alto-Adige (-1,3%).

Nel Nord-Ovest, invece, la discesa dei fallimenti è proseguita, ma in frenata, passando dalle 3.513 imprese in default del 2017 alle 3.431 imprese del 2018 (-2,3%, contro il -12,2% dell’anno precedente). I fallimenti si sono ridotti dell’1,3% in Lombardia, del 2,6% in Piemonte, del 9,9% in Liguria e del 31% in Valle d’Aosta.

Rallenta il miglioramento anche nell’Italia Centrale: nel 2018 sono fallite 2.954 aziende, in calo del 4% rispetto alle 3.077 dell’anno precedente (che era risultato in diminuzione dell’8,6% rispetto al 2016). Le procedure si riducono nel Lazio (-5,5%), in Toscana (-4,4%) e nelle Marche (-8,1%), ma fanno registrare un deciso aumento in Umbria (+17,3%). Nel Mezzogiorno sono fallite 2.937 aziende, in calo dell’8,6% rispetto alle 3.213 del 2017. Gli andamenti risultano però piuttosto eterogenei: in forte miglioramento Campania (-15,3%), Puglia (-20,3%) e Molise (-22,9%), calo più contenuto in Basilicata (-2%), tendenze in peggioramento o ai livelli dell’anno precedente in Sardegna, Calabria e Sicilia (+7,1%, + 3,5% e +0,0%).

Nel 2018 sono tornate a diminuire a ritmi marcati anche le procedure concorsuali non fallimentari, proseguendo una tendenza che dura ormai da cinque anni e dovuta al sempre minor utilizzo di concordati preventivi (-17% su base annua). Tra settembre e dicembre 2018 i tribunali hanno avviato 379 procedure concorsuali non fallimentari, un quinto in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con questo dato, il totale di queste procedure aperte nel 2018 si attesta a 1.377, in netto calo rispetto alle 1.715 del 2017 (-19,7%).

Ma se la frenata dell’economia italiana non ha prodotto effetti significativi sui fallimenti e sulle altre procedure concorsuali, ha generato un’impennata delle liquidazioni volontarie. Secondo le stime, infatti, nel quarto trimestre del 2018 hanno avviato una liquidazione volontaria 37mila società, in crescita del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2017. Con questo dato, il numero chiusure volontarie sale a quota 78 mila, un dato in linea con quello del 2016.

13 marzo 2019


È emerso dal convegno sulla privacy che si è svolto il 30 gennaio ad Albano Laziale, organizzato da Vivere Impresa no profit e patrocinato dal Comune guidato da Nicola Marini

Tiziana Mastrogiacomo

 

Un incontro sulla protezione dei dati personali non solo per adeguarsi al Regolamento europeo 679/2016, che dal 28 maggio 2018 assicura il loro trattamento omogeneo in tutti i 28 Stati dell’Unione europea, ma anche per capire come utilizzarli per sviluppare il proprio business. È stato questo il tema del convegno “Privacy, un strumento per sviluppare il proprio business”, che si è svolto il 30 gennaio presso la sala consiliare di Palazzo Savelli ad Albano Laziale, organizzato da Vivere Impresa no profit e con il patrocinio del Comune.

Dal Rapporto Cisco 2019, che riporta i dati di un sondaggio somministrato a oltre 3.200 professionisti della sicurezza e della privacy in 18 paesi di tutto il mondo, emerge infatti che le aziende che hanno investito nella riservatezza dei dati hanno ottenuto notevoli vantaggi di business.

Il direttivo dell’associazione ha voluto organizzato l’incontro, dedicato soprattutto agli imprenditori e ai professionisti, in concomitanza con la Giornata europea della protezione dei dati personali, celebrata il 28 gennaio per sensibilizzare i cittadini sui diritti legati alla tutela della vita privata e delle libertà fondamentali.

Ha introdotto i lavori Barbara Sarrecchia, presidente di Vivere Impresa e private manager di Banca Mediolanum, che ha fortemente voluto la nascita dell’associazione nel 2014 per valorizzare il territorio e i suoi principali attori: imprenditori e professionisti, ma anche cittadini, giovani e donne che vogliono rimettersi in gioco a livello personale e professionale.

“Vivere Impresa ha organizzato questo convegno dopo aver raccolto le istanze del territorio su questo tema così delicato – ha affermato il presidente –. Si tratta di un argomento che bisogna assolutamente conoscere visto che un mancato adeguamento potrebbe comportare sanzioni fino a fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato lordo. Attualmente sono quasi 100mila i ricorsi presentati da cittadini europei per violazione della privacy da giugno 2018 ad oggi. È una cifra record, destinata purtroppo ad aumentare, resa nota dalla Commissione Ue in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali, sulla base dei dati forniti dall’insieme dei Garanti dei 28 che ricevono e trattano i reclami. I ricorsi riguardano soprattutto attività di telemarketing, mail promozionali e videosorveglianza. Per questo motivo, Vivere Impresa mette a disposizione una consulenza gratuita, un audit per approfondire l’argomento e spiegare i passi da fare per mettersi in regola in tema di privacy”.

Al convegno ha portato i suoi saluti il sindaco del Comune di Albano, Nicola Marini, che ha fatto un intervento sulle modalità di attuazione del Regolamento, chiamato anche GDPR (General Data Protection Regulation), nella Pubblica amministrazione.

Successivamente è stato proiettato un video del Garante della privacy del Belgio da cui sono trapelate l'ingenuità e la superficialità delle persone riguardo all’utilizzo dei propri dati personali sui social network.

Il primo relatore della serata è stato l’avvocato Gianluca Di Ascenzo, presidente nazionale Codacons, l’associazione che tutela i diritti degli utenti e dei consumatori, che ha illustrato il rapporto tra la Tutela dei consumatori e la Privacy. “Il Regolamento porterà significative innovazioni non solo per i cittadini, ma anche per aziende, enti pubblici, associazioni e liberi professionisti – ha detto l’avvocato Di Ascenzo –. E introduce regole più chiare in materia di informativa e consenso, definisce i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali, pone le basi per l’esercizio di nuovi diritti, stabilisce criteri rigorosi per il trasferimento dei dati al di fuori dell’Ue e per i casi di violazione dei dati personali, il cosiddetto data breach”.

Successivamente è intervenuto Riccardo Giannetti, presidente dell’Osservatorio 679, un incubatore di idee tra tutti i professionisti e gli operatori del settore della data protection. Giannetti è entrato nel dettaglio del GDPR, illustrando le due novità più importanti del Regolamento europeo: l’accountability e la consapevolezza. “L’accountability, in particolare, è il principio di responsabilizzazione di fondo del Regolamento – ha spiegato – che si basa sulla valutazione del rischio e sulla conseguente messa a punto di idonee misure di sicurezza per garantire il trattamento e la protezione dei dati personali da parte dei titolari e dei responsabili”.

Ma come trasformare un obbligo di legge in una opportunità di mercato? Ha risposto a questa domanda Paolo Menghini, manager d’azienda ed esperto in Customer Experience Management. Il GDPR infatti non è solo un onere per professionisti e aziende, come potrebbe sembrare a prima vista, ma anche una opportunità. L’opportunità di utilizzare i dati personali in maniera adeguata e conforme al Regolamento Ue per sviluppare il proprio business attraverso il Customer Experience Management. “La gestione dell’esperienza vissuta dal cliente nel suo rapporto con le aziende – ha affermato Menghini – è decisivo nel determinare il successo delle imprese. Creare esperienze memorabili per i propri clienti significa sviluppare un vantaggio competitivo ed ottenere risultati che incidano in maniera duratura sullo sviluppo del business”. 

Il convegno si è concluso con l’intervento di Simone Infantino, dottore commercialista e revisore legale, sulla Legge di Bilancio. Sono state illustrate le novità fiscali 2019 e il bonus formazione 4.0 per le imprese senza dimenticare il delicato binomio tra la privacy e la fatturazione elettronica.

 

30 gennaio 2019


Intervista al presidente di Vivere Impresa No Profit, Barbara Sarrecchia, in occasione della Giornata europea sulla Protezione dei dati personali, che si celebra oggi 28 gennaio. Appuntamento il 30 gennaio ad Albano Laziale con il convegno “Privacy, strumento per sviluppare il proprio business”

Tiziana Mastrogiacomo

 

Mercoledì 30 gennaio, alle ore 18, si svolgerà presso la Sala Consiliare di Palazzo Savelli ad Albano Laziale il convegno “Privacy, uno strumento per sviluppare il proprio business”, organizzato da Vivere Impresa No Profit. In occasione della Giornata europea della Protezione dei dati personali, che si celebra oggi 28 gennaio, il presidente dell’associazione, Barbara Sarrecchia, illustra i motivi dell’incontro e fornisce alcune indicazioni utili sul Regolamento europeo 2016/679 sul trattamento dei dati personali. 

Perché Vivere Impresa ha organizzato questo convegno?

La mission della nostra associazione è raccogliere le istanze del territorio per tentare di risolvere le problematiche di imprenditori, professionisti, cittadini che da soli non riescono a farlo. Questo grazie ad un team di professionisti che mettono a disposizione le proprie competenze. Nel caso di questo convegno, riteniamo che l’adeguamento al Regolamento europeo 679/2016 rappresenta una di queste problematiche e così abbiamo deciso di agire concretamente.

È obbligatorio adeguarsi al Regolamento?

Assolutamente sì. Tutti coloro, come gli imprenditori o i professionisti, che trattano quotidianamente i dati personali di persone fisiche non possono sottrarsi a quello che viene comunemente chiamato GDPR, General Data Protection Regulation, il Regolamento dell’Unione europea che assicura il trattamento omogeneo dei dati personali in tutti gli Stati membri. Il Regolamento rappresenta una grande novità perché è il primo provvedimento Ue obbligatorio in tutti i suoi elementi rispetto alle direttive che vincolano gli Stati nell’obiettivo da raggiungere, lasciando le modalità di attuazione alla loro discrezione.

Qual è la situazione attuale nell’Unione europea?

La commissione dell’Unione Europea, in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali, ha reso noto che sono quasi 100mila i ricorsi presentati dai cittadini dell’Unione per la violazione della privacy da giugno 2018 a oggi. I numeri sono arrivati sulla base dei dati forniti dall’insieme dei Garanti dei 28 Stati dell’UE che ricevono e trattano i reclami. Ricorsi che riguardano soprattutto attività di telemarketing, mail promozionali e videosorveglianza.

La responsabilizzazione, o “accountability”, è il principio di fondo del Regolamento. Di cosa si tratta?

Il GDPR, per garantire il trattamento e la protezione dei dati personali, si basa sulla valutazione del rischio e sulla conseguente messa a punto di idonee misure di sicurezza. Il Regolamento, infatti, sottolinea che il titolare del trattamento deve mettere in pratica tutte le misure tecniche e organizzative adeguate per garantire ed essere in grado di dimostrare che il trattamento dei dati è effettuato nel rispetto della nuova normativa Ue.

Perché il legislatore europeo ha ritenuto necessario tutelare maggiormente la privacy?

Perché nell’era della Data Economy il mercato dei dati personali vale miliardi di euro.  Nel 2020 raggiungerà i 200 miliardi e già ora in Italia ne vale 2,3. I dati valgono così tanto perché i rapporti che si instaurano nell’interazione quotidiana con le piattaforme digitali diventano valore economico. Così il GDPR non è solo un onere, ma anche un’opportunità per il business lo sviluppo delle imprese. Secondo l’Associazione Data Protection Officer Europei, i dati personali sono il petrolio del XXI secolo. È giusto quindi che le autorità facciano chiarezza ed emanino normative che siano veramente in grado di proteggerli.

Ad assumere particolare importanza è il consenso degli interessati dal trattamento dei dati personali raccolti dalle aziende. Cosa prevede il Regolamento Ue?

Gli interessati, come i clienti delle aziende e degli studi professionali, dovranno manifestare il proprio assenso mediante dichiarazione o azione positiva inequivocabile, accettando che i dati che li riguardano siano oggetto di trattamento. Il titolare del trattamento ha l’obbligo di prevedere le medesime forme e/o misure tecniche per la revoca già utilizzate al momento della raccolta.

 

28 gennaio 2019


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